Glossario della Medicina Estetica

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L’acido glicolico è un alfa idrossiacido, derivato dalla fermentazione della canna da zucchero.

È un peeling versatile, che nelle sue percentuali più alte (50% e 70%) è assolutamente ad esclusivo uso medico, poiché è un acido che penetra facilmente il derma e solo un professionista esperto e formato sa quando bloccarne l’azione.

Il suo utilizzo è indicato per il trattamento dell’invecchiamento cutaneo e per il controllo della seborrea nell’acne, trattamento che può quindi essere molto utile nel controllo della formazione dei comedoni favorendo l’esfoliazione dei tappi cheratinici responsabili della formazione delle pustole.

Utile anche, in combinazione con altri acidi e altre metodologie, per il trattamento delle ipercromie cutanee.

L’acido ialuronico, elemento naturale dei tessuti connettivi dell’uomo e di molte specie di animali, è un componente fondamentale della matrice viscosa in cui sono immerse le fibre elastiche e le fibre collagene del derma cutaneo.

È una molecola molto grande, di natura polisaccaridica (cioè appartenente alla stessa classe degli zuccheri) che nei tessuti fa da impalcatura a sostanze ancora più grandi e complesse, i proteoglicani.

Tra le più importanti funzioni dell’acido ialuronico nella pelle c’è quella di dare volume, turgore e tonicità per la sua capacità di legare grandi quantità di molecole di acqua (pari a cento volte il suo peso secco).

Con l’invecchiamento si riduce la quantità di acido ialuronico a livello di invecchiamento cutaneo e ciò contribuisce al decadimento delle proprietà meccaniche della pelle.

Il peeling, sotto forma di soluzione liquida, viene applicato con un cotton fioc su tutto il viso evitando le aree più delicate (occhi e labbra).

Con l’applicazione dell acido acetilsalicidico la paziente avvertirà un lieve senso di bruciore della durata di pochi minuti (3-4 minuti),tempo utile alla totale evaporazione della componente alcoolica con conseguente inattivazione del peeling.

Tutto il volto sarà ricoperto da una polvere bianca (dovuta al deposito di acido salicidico) che verrà poi rimossa con acqua, successivamente si procederà all’applicazione di una crema lenitiva e di uno schermo solare.

Nei giorni successivi alla paziente verrà consigliato l’utilizzo di una crema lenitiva e di una protezione solare a schermo totale e di non esporsi al sole , la pelle potrà essere arrossata ed a volte potrà comparire una fine desquamazione risolvibile in pochi giorni.

Un ciclo terapeutico prevede dai 3 ai 4 peeling ogni tre settimane.

Per adiposità localizzata si intende l’accumulo di tessuto adiposo in una determinata area del corpo. Si può manifestare in maniera caratteristica nelle donne dopo la pubertà a livello dei trocanteri. È un tipo di adiposità, infatti, che risente molto dell’influsso ormonale e di caratteristiche genetiche.

È tipico di questo tipo di accumulo adiposo la presenza di cellule adipose in eccesso (aumentato numero delle cellule adipose o “iperplasia”) e proprio per questo motivo l’adiposità localizzata risponde meglio ai trattamenti mirati alla riduzione del numero di cellule adipose (trattamenti lipoclassici o di liposuzione) e non molto alla dietoterapia ipocalorica.

La biostimolazione è un trattamento medico che consiste nella somministrazione per via iniettiva intradermica di sostanze farmacologiche o medical device iniettabili che stimolano l’attività dei fibroblasti del derma, con conseguente aumento della produzione di collagene, acido ialuronico ed elastina nella cute.

A questo scopo si utilizzano principi attivi con caratteristiche e finalità differenti: acido ialuronico, polidesossiribonucleotide (PDRN) e aminoacidi precursori del collagene. In associazione a queste sostanze possono essere presenti antiossidanti, sali minerali, vitamine.

A queste sostanze iniettive, si è aggiunta recentemente la possibilità di ricorrere al posizionamento di fili riassorbibili in PDO (polidiossanone), tramite aghi veicolanti, per un effetto stimolante, rivitalizzante e lievemente liftante nella cute. Si tratta di fili di sutura sintetici monofilamento utilizzati nella prevenzione e nel trattamento non invasivo o mini invasivo del rilassamento cutaneo. Possono essere utilizzati nel volto (regione frontale e sopraciliare, perioculare, zigomatico/malare, guancia, bordo mandibolare, sottomento), nel collo, nel décolleté, all’interno di braccia e cosce, e in generale nella cute del corpo ove se ne presenti l’indicazione.

Nell’ambito della Medicina Estetica le indicazioni principali alla biostimolazione cutanea sono rappresentate dai fenomeni di invecchiamento cutaneo (chrono e photoaging) e dalla disidratazione per carenza di acqua tissutale. Normalmente la biostimolazione viene inserita in un programma terapeutico – correttivo più ampio che comprende l’uso di cosmetici adeguati, e di trattamenti mirati come peeling chimici (favoriscono il rinnovamento cellulare) e filler (riempitivi, come ad esempio l’acido ialuronico).

L’ultima frontiera della biostimolazione è rappresentata dalla medicina rigenerativa che prevede la stimolazione del derma con l’infiltrazione del plasma arricchito in piastrine del paziente stesso.

Utilizzato già da diversi anni in altri campi della medicina con effetti rigenerativi, negli ultimi anni ha trovato largo impiego anche nel campo della Medicina Estetica per la biostimolazione e il ringiovanimento cutaneo, poiché favorisce e stimola, attraverso il rilascio di numerosi fattori di crescita, la riparazione e la rigenerazione tissutale con un risultato assolutamente naturale.

“Camouflage” termine di derivazione francese dato dalla fusione di due parole: camoufler (camuffare) e maquillage (trucco) sta ad indicare una tecnica di trucco correttivo utilizzata per nascondere diverse tipologie di inestetismi cutanei del volto e di altre sedi corporee.

I prodotti cosmetici per Camouflage sono stati sviluppati da chirurghi plastici durante la seconda Guerra Mondiale per coprire le ustioni presentate dai piloti di caccia. Oggi il campo d’applicazione del camouflage è vasto e si può intervenire per nascondere: segni postumi di interventi di chirurgia plastica, sia ricostruttiva (labbro leporino, angiomi, tumori ecc.), che estetica (rinoplastica, blefaroplastica, lifting del volto, ecc.), lesioni vascolari (angiomi piani, couperose, teleangectasie, ecc.), discromie cutanee (ipo- ed iper-pigmentazioni traumatiche o congenite), lesioni dermatologiche (vitiligine, acne, ecc.), cicatrici e tatuaggi.

Il Camouflage viene insegnato ai pazienti da operatori sanitari e può essere utilizzato sia dalle donne che dagli uomini.

Tale trucco correttivo trova un riscontro positivo immediato a livello emotivo, psicologico e sociale poiché riduce notevolmente il disagio provato dal soggetto colpito.

Gli obiettivi principali del Camouflage sono:

  1. mascherare ed annullare (temporaneamente) gli inestetismi
  2. creare un effetto naturale sulla cute
  3. garantire una lunga tenuta

Nel Camouflage, la teoria dei colori è alla base del mascheramento dell’inestetismo: si opera con colori opposti o complementari per annullare o ridurre l’effetto cromatico che si vuole eliminare.  Se si tratta di una discromia:

  • Tendente al rosso (es couperose), il correttore deve essere verde
  • Tendente al blu (es. : occhiaie), il correttore sarà arancione
  • Tendente al viola (es. : ematomi), il correttore sarà giallo
  • Tendente al marrone (es. macchie solari, macchie senili ecc.. ), il correttore sarà color arancio pallido.

Per l’esecuzione del trucco di camouflage occorrono: un primer, una crema colorata da camouflage, un correttore (neutralizzatore), un fondotinta ed una cipria fissante in polvere.

I cosmetici utilizzati devono:

  1. avere un elevato potere coprente, con una concentrazione di pigmenti tale da neutralizzare le tonalità anomale.
  2. assicurare una permanenza sulla pelle di almeno 12/24 ore
  3. essere water resistent
  4. contenere filtro solare

Devono, inoltre, essere ipoallergenici e non comedogenici, preferibilmente privi di profumo e conservanti

La tecnica di applicazione deve essere rapida e facilmente riproducibile in modo da poter essere eseguita dal paziente ovunque e tutte le volte che ha necessità.

La Carbossiterapia nasce nel 1932 in Francia, nella stazione termale di Royat per il trattamento di patologie vascolari, in particolare arteriopatie degli arti inferiori, mediante somministrazione di anidride carbonica per via percutanea attraverso bagni.

Successivamente veniva affinata la tecnica di somministrazione del gas, introducendolo per via sottocutanea mediante l’utilizzo di apparecchiature dedicate, in grado di erogare la CO2 in modo controllato con tempi e dosaggi ben definiti.

L’anidride carbonica è un gas incolore e inodore di carbonio biossido e determina una vasodilatazione con aumento della velocità del flusso sanguigno consentendo una maggiore disponibilità di ossigeno ai tessuti periferici. L’azione della CO2 sul tessuto adiposo è lipolitica (riduzione del volume delle cellule adipose) legata al potenziamento dell’effetto Bhor che aumenta la biodisponibilità dell’ossigeno con conseguente attivazione metabolica dell’adipocita. A livello dermico la CO2 determina un’ottimizzazione dell’attività del fibroblasto con conseguente incremento della produzione di acido jaluronico, collagene e fibre elastiche che rendono la pelle più tonica, più luminosa e più compatta.

I campi d’impiego della Carbossiterapia nell’ambito della Medicina Estetica riguardano patologie ed inestetismi che vedono nella loro genesi un difetto del microcircolo quali:

– Pefs (Pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica) o più conosciuta come Cellulite

– Insufficienza Veno-linfatica degli arti inferiori.

Le altre paologie che si avvalgono della Carbossiterapia sono:

– Adiposità localizzata

– Invecchiamento cutaneo del viso

– Smagliature

Le sedute di Carbossiterapia vengono effettuate a cadenza settimanale per un numero di circa 10 sedute e tempi di erogazione del gas di circa 20 minuti. Mediante l’introduzione nel sottocute di un ago sottile da 30 Gauge, collegato ad una apparecchiatura certificata, viene erogato al paziente il gas medicale, in modo controllato. La terapia è scevra da complicanze gravi quali embolia polmonare o tossicità.

Gli effetti indesiderati consistono in una dolenzia transitoria avvertita al momento dell’erogazione del gas, nella formazione di eventuali piccoli ematomi in sede di ingresso dell’ago, e nella presenza di un lieve crepitio sottocutaneo. I punti di iniezione non hanno una sede ben definita, ma vengono effettuati inoculi in successione in modo tale da trattare tutta la zona interessata.

La cavitazione è un fenomeno fisico noto e già sfruttato da anni al di fuori dell’ambito medico, che consiste nell’abbassamento della pressione locale all’interno di un fluido, con la formazione di bolle di vapore, le quali, successivamente, implodono rilasciando energia.

Come avviene la cavitazione medica?

Tramite un macchinario, dotato di uno speciale manipolo, vengono convogliati all’interno della massa grassa sottocutanea ultrasuoni a bassa frequenza, dotati di particolari ed opportune caratteristiche, che inducono fenomeni termici, meccanici e di “cavitazione”:

  • l’effetto termico aumenta la microcircolazione e il volume delle cellule adipose;
  • l’effetto meccanico si attua attraverso micro-oscillazioni verso zone con pressione minore, e variazioni della permeabilità della membrana delle cellule di grasso;
  • l’effetto di cavitazione provoca, infine, la formazione di microbolle all’interno degli adipociti, che implodendo distruggono la membrana cellulare e favorendo la fuoriuscita degli acidi grassi (trigliceridi), che, attraverso le vie linfatiche arrivano al fegato, che li metabolizza come qualsiasi grasso alimentare.

Come già ricordato, le cellule adipose distrutte dalla cavitazione liberano scorie di grasso, che l’organismo dovrà eliminare. Per favorire questo processo, e consentire un minore impatto sul metabolismo, occorre favorire l’apertura delle stazioni linfatiche ed effettuare un massaggio linfodrenante.

Pur se dal 1982 la parola Cellulite è stata scientificamente definita e inquadrata nei concetti di Adiposità Distrettuale o di PEFS, nel linguaggio corrente continua ad essere usata per identificare qualsiasi inestetismo della parte inferiore del corpo femminile: un “buchino”, un “bozzetto”, una “piegolina”.

Cerchiamo di chiarire:

L’Adiposità Distrettuale è un eccesso quantitativo di organo adiposo sano accumulato in alcune zone corporee quali cosce, fianchi, parte inferiore dell’addome per cause genetiche, costituzionali, ormonali e nutrizionali. Non risponde ai comuni trattamenti dimagranti o, comunque, molto meno di altre zone del corpo (viso, seno ecc,): la dieta, quindi, amplifica la disarmonia fra parte superiore ed inferiore del corpo.

La Pannicolopatia Edemato Fibrosclerotica (PEFS) è una patologia in cui si assiste inizialmente ad una degenerazione della porzione connettivale dell’organo adiposo pur in presenza di quantità normali dello stesso. Con il tempo questa sofferenza, dovuta a cattiva circolazione venosa e linfatica, coinvolge direttamente le cellule del grasso (adipociti) che si trovano ad essere circondate, dapprima in piccoli gruppi (micronoduli) poi in gruppi di maggior volume (micronoduli), dal tessuto connettivo degenerato, perdendo le normali capacità metaboliche.

La PEFS reclama una terapia Medica

Adiposità Localizzata e PEFS possono coesistere in alcuni soggetti con prevalenza relativa dell’una o dell’altra forma.

(Secondo la metodica Bartoletti-Ramette) 

Prevenire e controllare l’invecchiamento cutaneo, in particolare quello causato dall’esposizione al sole, rappresenta ormai un’esigenza irrinunciabile nella società attuale, che reclama il benessere psico-fisico a qualunque età. Per mantenere negli anni un aspetto piacevole, conservando la pelle nelle migliori condizioni, è indispensabile conoscerla e gestirla correttamente. A tal fine la Società Italiana di Medicina Estetica (S.I.M.E.) si avvale di un dossier dermo-cosmetologico per un check-up cutaneo, secondo un protocollo messo a punto alla fine degli anni ’70 da Bartoletti e Ramette

L’estetica della pelle dipende dalla normalizzazione dei principali parametri fisiologici cutanei. Per raggiungere tale normalizzazione, il check-up cutaneo strumentale rappresenta un ottimo presupposto per approdare ad una valutazione ottimale e ad una corretta scelta dei trattamenti di medicina estetica e indispensabile per una corretta prescrizione cosmetologica.

Il check-up cutaneo è una procedura indispensabile per conoscere il proprio ”biotipo cutaneo” (ad esempio pelle secca, pelle grassa o seborroica,pelle sensibile), per stabilire il grado di invecchiamento della cute in esame e prevenirlo o contrastarlo con quanto la medicina estetica può offrire, per formulare una prescrizione cosmetica idonea a normalizzare eventuali alterazioni evidenziate dall’esame e per valutare successivamente, con misurazioni di controllo stabilite dal medico, l’ efficacia delle cure proposte.

Il check-up cutaneo prevede un’ intervista sulle abitudini cosmetiche e un’esame obiettivo della cute alla luce fredda e alla luce di Wood ,a cui seguiranno le misurazioni dei parametri relativi al sebo cutaneo (sebometria), alla idratazione cutanea (corneometria) e i test cutanei di dermografismo  e di sensibilità (test all’ acido lattico secondo Ramette).

Quando effettuare il check-up  cutaneo? 

Una valutazione dello stato della pelle è utile a qualsiasi età per formulare una prescrizione cosmetologica mirata; lo scopo è prevenire i segni del tempo, in particolare quelli legati alle aggressioni atmosferiche. Sarebbe preferibile effettuarlo in giovane età, dopo la pubertà,  per conoscere il più presto possibile il tipo di pelle, le sue difese  e poter mettere in atto per tempo un programma igienico-preventivo.  Un altro periodo in cui il check-up della pelle può essere molto utile è quello della menopausa, quando la produzione di sebo diminuisce per motivi ormonali (analogo effetto lo produce l’assunzione di associazioni estroprogestiniche): è il momento di rivedere e modificare la prescrizione cosmetica. L’esame va eseguito ogni due anni in giovane età, per passare poi a un controllo annuale con l’approssimarsi della menopausa.

Preparazione al check-up

Nella settimana che precede il Check-up non effettuare la pulizia del viso dall’estetista; non esporsi al sole e/o a lampade abbronzanti

Nei 3 giorni che precedono il Check-up non fare lo shampoo ai capelli

La sera precedente è possibile fare la doccia o il bagno e detergere il viso con prodotti di pulizia comunemente usati. Non è possibile usare creme per la notte sul viso e/o sul corpo.

La mattina del Check-up non fare né doccia ne bagno; non lavare con acqua o comunque non detergere il viso e il corpo; non applicare creme; non truccarsi, è consentito applicare solo rossetto, mascara, deodoranti ed eseguire la pulizia intima.

I Cosmetologi e le Cosmetologhe sono figure professionali che hanno portato a termine con successo un Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Cosmetologiche. Sono professionisti che hanno acquisito i fondamentali principi di chimica e di biologia e le conoscenze fondamentali di chimica farmaceutica, di farmacologia, di fisiologia, di biochimica e di tecnica farmaceutica per la corretta e completa interpretazione del settore cosmetologico. 

Grazie allo loro profonda e completa conoscenza dei prodotti cosmetici, affiancano il medico di Medicina Estetica nella prescrizione cosmetologica più adeguata al paziente nell’ambito della visita di Medicina Estetica a seguito della valutazione cutanea. 

La cosmetologia

Il termine cosmesi deriva dalle parole greche kósmos (ordine, ornamento) e kósmesis (l’adornare) e indica, nella sua accezione più ampia, i trattamenti e le tecniche di ordine chimico, biochimico, fisico o chirurgico volte alla cura del corpo, in riferimento ai canoni estetici dell’era in corso.

La cosmetologia, quindi, è una disciplina al servizio dell’uomo tra le più dinamiche e innovative che viene incontro ai bisogni di fasce sempre più ampie di popolazione. La sua mission è quella di aiutare a mantenere e prolungare un aspetto sano, quindi di facilitare il raggiungimento di un maggior benessere psico-fisico.

A questo riguardo è necessario sottolineare il peso che anche la cute sana ha nell’equilibrio di un individuo.

La Medicina Estetica, sin dal suo sorgere in Italia più di 40 anni fa, si è concentrata sull’aspetto preventivo della normalizzazione della cute, tenendosi al passo, anzi precorrendo, l’iter di rinnovamento in cui si è inoltrata la medicina attuale.

Il suo primo compito è occuparsi di prevenzione e quindi indicare al paziente tutta una serie di regole cosmetologiche oltre che di igiene alimentare, fisica, psicologica e comportamentale per il raggiungimento e il mantenimento del benessere psico-fisico.

La Medicina Estetica non può quindi prescindere da una congrua competenza nei confronti della cute sana e del suo controllo. Lo fa avvalendosi di due strumenti di importanza sovrapponibile: la valutazione cutanea e l’uso del cosmetico.

La valutazione cutanea si effettua attraverso un check up. Il passo successivo è quello di formulare un consiglio cosmetologico finalizzato all’igiene della pelle (detersione, idratazione, protezione solare) o alla normalizzazione di eventuali alterazioni dei parametri fisiologici.

Il cosmetico si inserisce, così, all’interno dei prodotti necessari ad un pieno benessere della persona.

Secondo la legge italiana, i cosmetici non hanno e non possono vantare attività terapeutiche, ma in realtà molti prodotti sono dotati anche di attività farmacologica.

Alla luce di questa considerazione e data l’importanza della collaborazione multidisciplinare tra la Medicina Estetica e la cosmetologia, la SIME considera fondamentale l’esistenza di un percorso formativo serio e completo per la preparazione della figura professionale del Cosmetologo. Per questo motivo collabora scientificamente dagli anni 80 con il Corso di laurea triennale in scienze e tecnologie cosmetologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, istituito in seno alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Questo percorso si pone l’obiettivo di perfezionare la formazione di operatori tecnici esperti, che sappiano interpretare con competenza la multidisciplinarità del settore cosmetologico, diventando figure di riferimento anche per il paziente di Medicina Estetica.

Per trattare le ipercromie cutanee ed evitare che si ripresentino occorre ridurre la melanina prodotta dai melanociti. Per questo motivo, oltre a schermarsi dai raggi UV ed esfoliare superficialmente la cute, si utilizzano dei cosmetici contenenti sostanze depigmentanti, ossia molecole in grado di inibire il processo di sintesi della melanina all’interno dei melanociti.

Tra le sostanze con attività depigmentante più comunemente utilizzate nei prodotti cosmetici troviamo:

l’Arbutina: un glicoside dell’idrochinone che blocca l’enzima tirosinasi legandosi al sito attivo al posto della DOPA (diidrossifenilalanina). A differenza dell’idrochinone è ben tollerato dalla cute. Viene impiegata in dosaggi che vanno dall’1% al 10%.

Acido Cogico: blocca l’enzima tirosinasi legando (chelando) lo ione rame, indispensabile per il passaggio dell’enzima. Si impiega in dosaggi variabili dall’1% al 3%.

Acido Azelaico: agisce come inibitore competitivo della tirosinasi. La molecola ha una buona tollerabilità cutanea e non è fotosensibilizzante, può essere quindi vantaggiosamente utilizzata in estate.

Vitamina C: la sua azione schiarente è legata principalmente alla degradazione della melanina dovuta al suo forte potere antiossidante. Viene utilizzata in concentrazioni tra il 5% e il 10%.

Oltre alle sostanze di sintesi troviamo anche diversi estratti botanici con proprietà depigmentanti: tra queste ricordiamo il kakyoku (Pyracantha fortuneana) appartenente alla famiglia delle rosacee, che agisce come inibitore della tirosinasi. 

L’acido polifenolico ellagico è stato identificato come sostanza funzionale schiarente in piante molto diverse tra cui liquirizia, fragola, eucalipto e geranio. 

La Detersione è un atto di igiene cosmetologica che si compie quotidianamente, più volte al giorno per rimuovere dalle superfici del nostro corpo (pelle, pseudomucose, mucose, capelli) il cosiddetto “sporco”, composto da sostanze esogene e/o endogene.

Le sostanze esogene derivano dalla contaminazione ambientale mentre le sostanze endogene sono rappresentate dai detriti tessutali e dalle secrezioni sebacee.

Il cossiddetto “sporco” esogeno si deposita su e nel film idrolipidico e, quindi, la detersione deve obbligatoriamente rimuovere anche parte del film idrolipidico, la prima barriera della pelle, necessaria per il mantenimento della protezione, delle proprietà plasto-elastiche e dell’idratazione cutanea.

Una detersione troppo aggressiva rischia di danneggiare il film idrolipidico, esponendo la cute alle irritazioni, alle sostanze esterne e alle sovrinfezioni ed è, quindi, fondamentale che il detergente lo rispetti, rimuovendo allo stesso tempo lo sporco.

La detersione ideale dovrebbe permettere il risparmio del film idrolipidico rimuovendolo dallo strato corneo solo in minima parte.

Esistono due diversi metodi di detersione: i comuni detergenti e la cosiddetta detersione per affinità.

Quest’ultima si effettua rimuovendo con sostanze affini, lipofile, il grasso della cute stessa.

La scelta dei vari prodotti per un’idonea detersione è subordinata sia al tipo di problematica cutanea a cui ci si trova di fronte che all’area anatomica.

Ad oggi sono disponibili prodotti per la detersione:

– del viso (latte detergente, tonico, esfoliante, crema detergente, salviettina struccante, sapone tradizionale ecc)

– del contorno occhi (latte detergente, prodotto specifico, salviettina struccante specifica)

– del cavo orale (dentifricio e collutorio)

– del corpo (bagnoschiuma, docciaschiuma, detergenti oleosi ecc)

– intima (detergente specifico e sapone tradizionale)

– delle mani (sapone tradizionale)

– dei capelli e del cuoio capelluto (shampoo, detergenti oleosi ecc)

Oltre alla suddivisione dei detergenti per aree specifiche, è possibile trovare in commercio detergenti per condizioni cutanee specifiche, quali la pelle del neonato e del bambino, la pelle senescente, la pelle sensibile o predisposta ad allergie, la pelle con alterazioni cutanee.

Affinché l’atto della detersione possa dare il maggior beneficio e per evitare il più possibile effetti negativi, è consigliabile scegliere il prodotto più adatto dietro suggerimento del medico estetico preparato, che conosce a fondo i meccanismi fisiologici che regolano le qualità estetiche della cute, a seguito di un accurato check up cutaneo.

È una tecnica che prevede l’utilizzo di un particolare apparecchio, denominato elettrostimolatore, che stimola attraverso impulsi elettrici la contrazione muscolare.

Questa tecnica nasce negli anni settanta a si riabilitativi e fisioterapici, ma oggi viene utilizzata anche in campo estetico e sportivo.

Benefici

In riabilitazione e fisioterapia l’elettrostimolazione viene utilizzata per migliorare il tono e il trofismo muscolare per velocizzare la ripresa.

In medicina estetica viene utilizzata per dimagrire, rassodare e combattere la cellulite. La contrazione muscolare, infatti, favorisce la lipolisi (processo che permette al corpo di bruciare i grassi), la tonicità e il drenaggio dei liquidi.

Nello sport viene utilizzata dagli atleti per migliorare il tono muscolare. 

Controindicazioni

Come qualunque trattamento, anche l’elettrostimolazione può essere controindicata in alcuni particolari casi:

–        portatori di pacemaker

–        neoplasie

–        gravidanza

–        epilessia

–        ipertensione

–        fragilità capillare 

Sedute e durata

Il ciclo di trattamenti prevede un minimo di 10 sedute, della durata di 45 minuti, due volte alla settimana.

L’Endermologie o LPG, è una tecnica brevettata non invasiva di massaggio meccanicamente assistito, che coniuga gli effetti della pressione passiva e quella negativa sul tessuto connettivo cutaneo e sottocutaneo.

La metodica fu messa a punto negli anni ‘70, da Louis Paul Guitay, da cui l’acronimo LPG, al fine di standardizzare e rendere più efficace e veloce la fisioterapia sulle cicatrici da trauma e da ustioni, rendendole più morbide e migliorando la funzione muscolare.

Presto, però, gli operatori si accorsero che il trattamento su pazienti affette da cellulite (PEFS – PannicolopatiaEdematoFibroSclerotica) e adiposità localizzata, migliorava l’aspetto della zona affetta dal dismorfismo e modificava la distribuzione dell’adipe sottocutaneo. Di conseguenza l’apparecchio venne impiegato e messo a punto soprattutto per trattamenti estetici.

Negli anni sono stati eseguiti numerosi studi, per verificare le modificazioni prodotte dall’LPG sui tessuti (epidermide, giunzione dermo-epidermica, derma).

È stato dimostrato, che con i suoi due rulli motorizzati, che funzionano congiuntamente all’aspirazione (effetto vacuum), il trattamento combina i vantaggi di un linfodrenaggio con quelli della massoterapia, creando, da un punto di vista fisiologico, vari benefici:

– aumento della produzione e ristrutturazione delle fibre di collagene, per l’effetto “stretching”, sul tessuto connettivo;

– incremento del flusso ematico nella cute e nel sottocute, quindi maggior ossigenazione cellulare, che migliora l’elasticità cutanea;

– evidente mobilizzazione dei fluidi con miglioramento della circolazione linfatica superficiale e profonda;

– stimolo positivo all’esfoliazione cutanea, eliminando così cellule morte e rivitalizzando la pelle, (viso-corpo);

– stimolo alla lipolisi, a vari livelli del tessuto adiposo, ed una migliore ridistribuzione dell’adipe sottocutaneo (body contouring)

– modificazione dei livelli ematici di estradiolo, con risvolti interessanti per le donne in menopausa.

APPLICAZIONI TERAPEUTICHE

– cicatrici

– ustioni

– stasi linfatica e venosa

– cellulite (PEFS) e adiposità localizzata

– contratture muscolari

– ipotonia muscolare, dopo periodi di malattie, sedentarietà, gravidanze (con programma Endermogym) – sclerodermia (malattia del sistema immunitario che attacca i tessuti e causa ispessimento della pelle)

L’Endermologie è ben utilizzata anche come trattamento integrato, nei casi di interventi di chirurgia plastica e di liposcultura.

Nel preoperatorio è utile per migliorare la vascolarizzazione dei tessuti e drenare i liquidi in eccesso, nel posteoperatorio, accelera il processo di guarigione e recupero, velocizzando il riassorbimento di edemi ed ecchimosi e contribuendo notevolmente a ridare compattezza ai tessuti.

PROTOCOLLI

I protocolli, le manovre meccaniche, le frequenze, le potenze, utilizzati per il trattamento, sono scelti sia in funzione del morfotipo dei pazienti e dell’età, sia per la patologia specifica e per le sedi da trattare. Le sedute vengono effettuate da una a tre volte a settimana, ciascuna della durata di 35-40 minuti per un totale di 14-20 sedute.

Si consiglia, al fine di consolidare i risultati ottenuti, in accordo con il paziente ,di seguire un programma di mantenimento, inserendolo in uno stile di vita sano ed un regime alimentare corretto.

CONTROINDICAZIONI

– Patologie gravi ed evolutive

– Flebiti

– varici evidenti

– teleangectasie diffuse

– gravidanza

COMPLICANZE

Il trattamento, in genere, è ben tollerato, ma, poiché in gran parte, è operatore dipendente, gli eventuali inconvenienti, dolore ed ecchimosi, sono legati ad una corretta diagnosi clinica e ad una formazione seria e professionale del personale che utilizza il macchinario.

Il filler, dall’inglese to fill (riempire), è una sostanza iniettabile nel derma o nel tessuto sottocutaneo per:      

–        riempire pieghe e depressioni tipiche dell’invecchiamento

–        correggere i solchi o le pieghe naso-labiali

–        dare forma e volume a zigomi, mento e fronte

–        rimodellare le labbra o aumentarne il volume e correggerne le asimmetrie

Le iniezioni di filler sono eseguite in ambulatorio; le tecniche di infiltrazione necessitano a volte di anestesia tronculare o richiedono l’uso di anestetici topici.

L’iniezione di un filler in genere non comporta alcun effetto collaterale e subito dopo il paziente può tornare alle normali attività quotidiane. A volte si possono formare dei piccoli ematomi che si riassorbono in genere in pochi giorni  e sono  mimetizzabili con il trucco.                   

I filler possono essere classificati in base alla loro composizione chimica in: filler riassorbibili, filler semipermanenti e filler permanenti.

I primi sono composti da molecole biocompatibili e vengono completamente riassorbiti  dopo un certo periodo di tempo (es. acido ialuronico, acido polilattico); hanno una durata limitata, generalmente di 3-4 mesi, anche se esiste un’estrema variabilità di permanenza del filler nel derma, diversa da soggetto a soggetto ed è influenzata dal grado di idratazione cutanea, dal fumo, dal consumo di alcool, dall’esposizione al sole, ecc.

I filler semipermanenti e i permanenti invece, non vengono completamente riassorbiti e rimangono nella pelle in modo permanente.

L’iniezione del filler non è pericolosa, ma non è scevra da complicanze;  trattandosi di un atto medico inoltre, devono essere rispettate delle norme fondamentali. È importante perciò rivolgersi a un medico specialista che operi nelle condizioni idonee, scegliendo il tipo di prodotto più adatto all’inestetismo che si vuole correggere.

Lo strato corneo superficiale è rivestito da un microscopico film idrolipidico costituito da una fine emulsione acqua in olio ( A/O ). La fase lipidica è costituita dal sebo (alta percentuale di squalene e acidi grassi insaturi), dai lipidi di origine epidermica (colesterolo e suoi esteri), dai lipidi del sudore apocrino. La fase acquosa, ricca di sali, proviene dal sudore e dalla perspiratio insensibilis.

Il film idrolipidico ha una funzione di isolamento e tende a mantenere costante l’idratazione dello strato corneo. Il contenuto in acqua dell’epidermide diminuisce procedendo dagli strati profondi a quelli superficiali (90% nello strato basale, circa 8% nel corneo).

L’idratazione del corneo è subordinata al contenuto idrico e all’umidità dell’ambiente esterno.

Una volta prodotto, il film idrolipidico forma uno strato quasi continuo sulla pelle distribuendosi sulla superfice cutanea scorrendo nei solchi. La distribuzione, tuttavia, non avviene in maniera omogenea per via della differente concentrazione delle ghiandole sudoripare e sebacee.

In questo modo si vengono a determinare zone più provviste di film idrolipidico e zone meno provviste.

Data l’importanza del film idrolipidico nel mantenere l’emollienza cutanea, le zone della cute che risultano meno provviste di tale rivestimento trattengono una minor quantità di acqua aumentando così la tendenza alla desquamazione.

Per il corretto approccio al paziente di Medicina Estetica e l’idonea valutazione della cute è necessaria una perfetta comprensione dell’anatomia e della fisiologia dell’organo cutaneo, con particolare riferimento al bilancio tra i fattori di natura lipidica che garantiscono la corretta strutturazione della barriera cutanea, tra cui il film idrolipidico superficiale.

Durante il check-up di Medicina Estetica, attraverso l’uso di apposite apparecchiature di misura, il medico valuterà anche l’entità della componente grassa del film idrolipidico al fine di stilare la prescrizione cosmetica più adatta alla paziente in questione.

È molto importante porgere attenzione al trattamento del film idrolipidico nella cosmesi quotidiana.

Come descritto prima, infatti, il film idrolipidico è composto dallo “sporco” esogeno che si deposita sulla cute e da sostanze organiche che vengono degradate dai batteri cutanei. Viene, quindi, rimosso dalla cute quotidianamente al momento della detersione.

Tuttavia, il film idrolipidico costituisce uno scudo contro i fattori ambientali e la disidratazione. La sua eccessiva rimozione rischia, pertanto, di privare la cute di un’importante protezione dalle aggressioni esterne.

L’ideale è la rimozione per affinità con sostanze grasse che sciolgano le impurità senza distruggere il film.

Grazie al check up dermocosmetologico secondo Bartoletti e Ramette è possibile individuare il biotipo cutaneo e il fototipo del soggetto in esame, al fine di formulare un programma preventivo, generale e finalizzato al trattamento dell’inestetismo lamentato, che preveda regole di vita e di igiene alimentare, fisica, psicologica, comportamentale e cosmetologica.

Il fototipo è determinato dalla qualità e dalla quantità di melanina presente in condizioni basali nella pelle; indica le reazioni della pelle all’esposizione alla radiazione ultravioletta ed il tipo di abbronzatura che è possibile ottenere.

L’americano Fitzpatrick ed il francese Cesarini hanno costruito due scale analogiche in base alle quali è possibile graduare le caratteristiche costituzionali della reazione che ciascuna pelle manifesta alla fotoesposizione. Oggi sappiamo che la sensibilità cutanea alla luce solare è funzione dell’efficienza complessiva di una notevole serie di fattori di protezione, che vanno dalla capacità di opporsi alla penetrazione delle radiazioni, alla prevenzione e/o neutralizzazione degli effetti lesivi delle stesse, fino alla riparazione dei danni genetici ed epigenetici.

Secondo Fitzpatrick, il fototipo si caratterizza in base alla carnagione della pelle, alla sensibilità al sole, al colore di occhi e capelli, alla quantità di lentiggini, alla frequenza delle scottature a seguito di esposizione solare, al tipo di abbronzatura e al tempo per ottenerla.

Classificazione secondo Fitzpatrick:

Tipo I – colorito molto chiaro, capelli rossi o biondi, occhi chiari, moltissime efelidi, si brucia sempre e non si abbronza mai

Tipo II – colorito chiaro, capelli rossi o biondi, occhi generalmente chiari, molte efelidi, si brucia facilmente e si abbronza con difficoltà (abbronzatura leggermente dorata)

Tipo III – caratteristiche intermedie tra i due precedenti fototipi, presenta alcune efelidi, può scottarsi e si abbronza mediamente 

Tipo IV – pelle olivastra, capelli castani o castano scuro, si scotta molto raramente e si abbronza con facilità

Tipo V – pelle scura, capelli neri, non si scotta, si abbronza molto

Tipo VI – pelle molto scura o nera, abbronzatura intensissima 

Solitamente un determinato colore della pelle si accompagna ad un determinato colore di occhi e di capelli, ma ovviamente non sempre è così. Nel caso in cui il colore della pelle e quello di occhi e capelli non rientrassero in un’unica categoria della tabella di Fitzpatrick, il fattore più determinante del fototipo è sicuramente la carnagione della pelle.

Conoscere il proprio fototipo è il punto di partenza per preservare la salute della propria pelle e per comportarsi correttamente durante l’esposizione alla radiazione ultravioletta della luce solare.

International Nomenclature of Cosmetic Ingredients

All’interno dell’area comunitaria gli ingredienti dei prodotti cosmetici riportati in etichetta devono essere citati con la nomenclatura comune prevista dall’inventario internazionale degli ingredienti cosmetici INCI. La denominazione INCI è stata sviluppata in cooperazione fra le autorità e l’industria dell’UE e degli USA. Attualmente viene utilizzata in altri paesi come Russia, Brasile, Canada e Sud Africa.

Nell’elenco, gli ingredienti preceduti dal termine “ingredients”, sono riportati in ordine decrescente di concentrazione al momento dell’incorporazione nel cosmetico; al di sotto dell’1% gli ingredienti sono elencati in ordine sparso.

La nomenclatura INCI contiene in maggioranza termini chimici in lingua inglese.  I termini in latino sono utilizzati per indicare gli ingredienti presenti nella Farmacopea Ufficiale (trivial name) e i nomi della pianta di origine per i derivati ed estratti vegetali, seguiti dal tipo di derivato e dalla parte della pianta impiegata.

I coloranti sono indicati con il numero di Colour Index CI (es: CI  77891 / Titanium Dioxide)

I composti odoranti e aromatizzanti sono indicati con il termine di “parfam” o ”aroma

Gli ingredienti contenuti sotto forma di nano materiali sono chiaramente indicati nell’ elenco con la parola “nano” che segue il nome INCI della sostanza.

L’INCI non denota: né l’efficacia, né la funzionalità, né la purezza di un ingrediente cosmetico.

Ha lo scopo prioritario per il consumatore di poter individuare facilmente e preventivamente l’eventuale presenza di un ingrediente a cui può essere allergico, prima del suo impiego, in qualsiasi parte d’Europa e del mondo si trovi.

Nell’ottica di una sempre maggiore tutela del consumatore, oggi due elementi figurano sul contenitore del prodotto; il primo è il cosiddetto PAO (Period After Opening) rappresentato da un numero stampato all’interno del barattolino che indica i mesi di conservazione ottimale del prodotto dopo l’apertura. È obbligatorio per i prodotti di durata inferiore ai 30 mesi.

Il secondo elemento innovativo dell’etichettatura è rappresentato dall’obbligo di riportare la dicitura può contenere seguita dall’elenco delle 26 sostanze individuate dal SCCP (Scientific Committee on Consumer Products) quali potenziali e più frequenti allergeni, se presenti in concentrazioni superiori all’1%.

Il laser resurfacing utilizza un fascio di luce intenso per trattare alcuni inestetismi cutanei. È comunemente usato per trattare rughe, cicatrici da acne, macchie senili, imperfezioni del viso, smagliature, cicatrici, danni da photoaging, rilassamento cutaneo e iperpigmentazioni.

Laser ablativi e non ablativi

I laser si possono classificare in due categorie: laser ablativi e laser non ablativi.

I laser ablativi sono maggiormente invasivi e agiscono rimuovendo lo strato epidermico superficiale. Subito dopo il trattamento, e per alcuni giorni, la cute apparirà arrossata, lievemente gonfia e potrà essere visibile una discreta esfoliazione. I successivi processi di riparazione cutanea porteranno poi ad ottenere i risultati ricercati.

I laser non ablativi sono meno invasivi, utilizzano il calore prodotto dalla fonte di luce utilizzata per stimolare le cellule dermiche a produrre neocollagene, con conseguente miglioramento del tono e dell’elasticità della pelle.

Poiché i laser non ablativi non agiscono rimuovendo gli strati cutanei superficiali, nei giorni successivi si osserverà un minimo gonfiore, un lieve arrossamento e i tempi di recupero saranno decisamente più brevi.

Laser frazionali

I laser frazionali rappresentano un’ulteriore classificazione delle due categorie precedenti. La differenza tra i laser frazionali e i laser non frazionali è rappresentata dalla diversa modalità con la quale viene emesso il fascio di luce che, nel caso dei laser frazionali, risulta frammentato in micro “colonne” di luce che causano la vaporizzazione di aree cutanee molto piccole, alternate ad aree di cute sana, dalle quali partono i processi riparativi. Di conseguenza, i trattamenti con i laser frazionali tendono a richiedere tempi di recupero minori pur offrendo risultati estetici notevoli.

In generale, qualsiasi tipologia di laser resurfacing trasmette energia termica alle fibre collagene del derma, favorendone la contrazione e producendo un effetto lifting dei tessuti trattati.

Il drenaggio linfatico manuale nasce intorno agli anni 30 grazie ad una brillante intuizione di un biologo danese, Emil Vodder.

La sua avventura iniziò in un istituto di trattamenti fisici a Cannes; questo centro era specializzato per la cura delle malattie infettive croniche delle vie respiratorie (sinusiti, faringiti, riniti ecc). Vodder notò che in tutti i pazienti si potevano palpare alcuni linfonodi del collo gonfi e duri. Egli intuì che con un leggero massaggio di questi linfonodi avrebbe potuto migliorare lo stato di salute di questi pazienti,cosa che fu ampiamente confermata dalla pratica.

Emil Vodder fu il primo a standardizzare una tecnica ben precisa. Si tratta infatti di un metodo su basi rigorosamente scientifiche che per la sua efficacia sul piano terapeutico trova indicazione per il trattamento di diverse patologie del sistema linfatico.
La tecnica viene eseguita con manovre di svuotamento esercitate con una pressione non superiore a 30/40 mmHg; questo permette una accelerazione del flusso linfatico senza far collabire i vasi.  

Le manovre si basano su: 

– una sequenza rigidamente predisposta della manualità.

– lentezza del ritmo. 

– direzione della pressione che dovrà rispettare il senso dell’evacuazione 

– svuotamento delle stazioni di arrivo a cui viene ricondotta la linfa. 

-tempo di applicazione sufficientemente lungo  

– divieto assoluto di provocare dolore ed iperemia cutanea

INDICAZIONI:

Linfedema   

Flebedema  

Edema post-traumatico 

Edema post-chirurgo (chirurgia vascolare, plastica, ortopedica).

Ulcera flebolinfatica.

Pannicolopatia Edematofibrosclerotica (PEFS) 

Lipedema.  

CONTROINDICAZIONI:

Insufficienza cardiaca e renale. 

Flebiti.

Trombosi venosa profonda (T.V.P.)

Linfagiti e/o erisipela 

Processi  infettivi sistemici

Un ciclo di trattamento prevede un numero di circa 10 sedute e ogni seduta dura circa 1h. La cadenza può essere settimanale come ad esempio nel trattamento della “cellulite”(PEFS) o nell’insufficienza veno-linfatica; bisettimanale o trisettimanale nel trattamento del viso (es. edema palpebrale; dopo blefaroplastica, lifting, rinoplastica ecc), o più intensivo nel trattamento di alcuni linfedemi come ad esempio nel linfedema post-mastectomia.

È una procedura che si avvale di una sorgente di Energia luminosa pulsata (Intense Pulsed Light, IPL) che contrariamente al laser non è coerente, non è collimata ed è ad ampio spettro: è proprio quest’ultima caratteristica che ne giustifica il largo impiego.

Le indicazioni al trattamento con IPL sono:

– Fotoepilazione: attraverso il processo di fototermolisi selettiva (assorbimento da parte della melanina del pelo) si determina la distruzione termica del follicolo senza danni ai tessuti circostanti.

– Fotoringiovanimento: i pacchetti della luce pulsata che incontrano la cute stimolano in modo non invasivo i fibroblasti inducendo la produzione di nuove fibre di collagene.

– Macchie cutanee: lo stimolo termico della luce pulsata determina la distruzione della melanina degli strati profondi dell’epidermide.

– Teleangectasie, Couperose, Rosacea, Piccoli angiomi: l’aumento di temperatura del vaso porta a trombizzazione del capillare e successiva chiusura.

– Acne: la luce pulsata blocca il processo di alterata cheratinizzazione della ghiandola sebacea.

– Smagliature: la luce pulsata riduce lo spessore dei margini delle striae distensae

Gli effetti collaterali di questa procedura si limitano ad un leggero prurito ed un transitorio eritema nella zona trattata.

Controindicazioni: il trattamento con luce pulsata va evitato se le zone interessate presentano eczemi, escoriazioni, dermatite atopica o infezioni virali (da Herpes).  È comunque preferibile non sottoporre a questa metodica pazienti in trattamento con farmaci fotosensibilizzanti come estroprogestinici ed antibiotici. Sconsigliato l’uso in gravidanza

La colorazione della pelle dipende dalla presenza di cellule chiamate melanociti che hanno nel loro citoplasma un organello, il melanosoma, deputato alla sintesi e all’accumulo di melanina.

I melanociti, che si trovano nello strato basale dell’epidermide, trasferiscono i melanosomi ricchi di pigmento, nelle altre cellule, verso la superfice cutanea. La pigmentazione protegge la cute dall’aggressione dei raggi U.V. del sole e la quantità di melanosomi accumulati determina la colorazione della pelle.

Il movimento dei melanosomi, che contengono la melanina, avviene attraverso un sistema molto sofisticato, governato da proteine che si alterano con l’invecchiamento. I raggi ultravioletti stimolano la melanogenesi ma, nello stesso tempo, interferiscono con la comunicazione intercellulare. Ciò fa sì che i melanosomi invece di muoversi in direzione dei cheratinociti sovrabasali della superfice scendano erroneamente verso le cellule basali che non necessitano di protezione. I cheratinociti sopra basali, rimasti privi di protezione, stimolano i melanociti ad un ulteriore produzione di melanina innescando un loop che porta alla formazione di accumuli di melanina In profondità: le macchie cutanee.

La Medicina Estetica nasce dall’intuizione che l’uomo è sano quando è in armonia con le differenti fasi della vita, con il proprio inserimento sociale ed ambientale. 
L’intuizione nasce da una concezione filosofica di un uomo integrale la cui globalità va promossa, difesa e valorizzata.

Questa filosofia deve permeare sempre più la medicina, che, così ispirata, può garantire la salute dell’individuo nella sua globalità sia grazie al coordinamento ed all’integrazione delle più diverse attività specialistiche, sia attraverso la promozione di un’articolata ed aggiornata ricerca scientifica. 
La Medicina Estetica interpreta questa necessità coniugando i due principi che sono propri della sua stessa denominazione: Medicina ed Estetica, per un preciso programma di benessere fisico, psichico e sociale.

Il vivere moderno fa pagare all’uomo un tributo altissimo in termini di danni da usura globale.

Le mutate condizioni di civiltà non consentono più, d’altra parte, di ignorare il crescente interesse accordato all’aspetto fisico ed all’equilibrio psichico, alla presentabilità sociale, all’armonia ambientale.

La gratificazione psicologica ed il peso “pubblico” di un aspetto piacevole e di una personalità sana ed armonica risultano importantissimi.

Per vivere oggi bisogna sentirsi “bene con sé stessi” a qualsiasi età e la medicina è sempre più sollecitata da pazienti che chiedono di migliorare il proprio aspetto, l’equilibrio e l’armonia complessiva per una ricerca di sicurezza personale, ma anche una necessità professionale ed una profonda esigenza spirituale.

La funzione della Medicina Estetica è quindi legata ad una precisa richiesta della collettività, svolgendo un ruolo fondamentale nell’ambito della medicina sociale.

Per raggiungere un risultato ottimale, la Medicina Estetica attua una collaborazione multidisciplinare avvalendosi di tutte le conoscenze delle scienze fondamentali (biofisica, biochimica, fisiologia, patologia…), delle acquisizioni della medicina generale, della chirurgia e di alcune loro specializzazioni (medicina interna, endocrinologia, dietologia, dermatologia, angiologia, ortopedia, fisiatria, chirurgia plastica…), e degli apporti di numerose discipline umane (antropologia, filosofia, pedagogia, psicologia, sociologia, ecologia e comunicazione…).

La Medicina Estetica ha sì per obiettivo la soluzione degli inestetismi, ma il suo ultimo scopo è di più ampio respiro in quanto tende a promuovere e stimolare la costruzione e la ricostruzione di una armonia e di un equilibrio individuale attraverso l’attivazione di un programma di medicina educativa, sociale, preventiva e correttiva, curativa e riabilitativa.

Nella fase preventiva, che rappresenta l’aspetto fondamentale della disciplina, i medici insegnano come “conoscere” ed “accettare” le strutture fisiche ereditate, per proteggerle e gestirle secondo le regole di igiene di vita: alimentare, fisica, cosmetologica, psicologica e comportamentale.

In quella correttiva, il programma si avvale esclusivamente di metodologie e tecniche ufficiali: mediche, fisiochinesiterapiche, termali, cosmetiche.

La Medicina Estetica tende quindi ad un individuo sano, armonico, che viva compiutamente la propria età e sappia riconoscersi ed accettarsi, che lavori con impegno per migliorarsi e riesca a stimarsi ed amarsi di più.

Si tratta infatti di una disciplina medica che agisce a tutto campo in favore della qualità della vita, interpretando al meglio quanto l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara da anni: la salute deve essere considerata non come assenza di malattia ma come benessere psicofisico.

Questa è la filosofia alla quale dovrebbe essere educato chi si rivolge alla Medicina Estetica.

Questo è, dunque, il dettato cui si ispirano la Società Italiana di Medicina Estetica e la sua attuale espressione didattica rappresentata dalla Scuola Internazionale di Medicina Estetica, promossa dalla Fondazione Internazionale Fatebenefratelli di Roma.

Il melasma è una iperpigmentazione della cute del volto che colpisce frequentemente il sesso femminile.

Le condizioni che predispongono alla comparsa di tale inestetismo sono:

– la gravidanza (cloasma gravidico)

– l’assunzione di estroprogestinici

– la terapia sostitutiva in menopausa

– l’assunzione di alcuni farmaci

– le disfunzioni tiroidee

– lo stress.

Il melasma si accentua con l’esposizione solare e si manifesta sotto forma di ipercromie bruno-marroni spesso confluenti, con contorni irregolari e non sempre simmetriche. Possono essere interessate le regioni zigomatiche, le regioni preauricolari, la fronte, il naso, il mento e il labbro superiore.

Istologicamente il melasma può essere epidermico, con aumento di melanina nello strato basale, o dermico, con la presenza, nello strato papillare del derma, di macrofagi che fagocitano la melanina proveniente dallo strato epidermico.

La diagnosi differenziale tra i due tipi istologici si effettua con la luce di Wood.

La patogenesi del melasma è da ricondursi ad alterazioni funzionali dei melanociti con conseguente aumento della sintesi e del trasferimento della melanina ai cheratinociti dello strato basale o ai macrofagi del derma.

Lo stress favorirebbe il melasma tramite la ipersecrezione di oppioidi endogeni, endorfine ed encefaline, capaci di indurre iperproduzione di melanina per eccitazione di terminazioni nervose in determinate aree cutanee.

Nel trattamento del melasma occorre sospendere l’assunzione di quei farmaci che ne possono favorire la comparsa, limitare l’esposizione al sole, applicare costantemente lo schermo solare e utilizzare creme con attivi depigmentanti e/o con tretinoina.

Il trattamento ambulatoriale si avvale di peeling chimici e laser.

È una metodica che consiste nell’iniezione intradermica di sostanze farmacologiche in prossimità della sede di patologia. I vantaggi sono una maggiore azione locale e l’utilizzo di un ridotto quantitativo di farmaci

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo in relazione alla massa magra.

Esistono differenti metodologie per valutare la massa grassa e la sua distribuzione, Misure Antropoplicometriche: la plicometria, la circonferenza della vita e gli indici staturo-ponderali, Impedenziometria, Risonanza Magnetica, Dexa, ecc.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità basandosi sul BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporeo), un dato che si ottiene dividendo il peso (espresso in Kg) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).

Le classi di peso indicate dal Bmi sono:

  • <18,5 sottopeso
  • 18,5 – 24,9 normopeso
  • 25 – 29,9 sovrappeso
  • 30 – 34,9 obesità I grado
  • 35 – 39,9 obesità di II grado
  • = oppure > 40 obesità di III grado.

Questo calcolo ha però dei limiti di cui bisogna tener conto: Sesso, a parità di Bmi le donne tendono ad avere più grasso corporeo rispetto agli uomini; Età, non è un parametro utilizzabile per gli individui in crescita, e inoltre bisogna tener conto che gli anziani rispetto ai giovani hanno meno massa muscolare; Sportivi, avranno una massa muscolare più sviluppata, peseranno quindi di più, ma senza rientrare per questo nella categoria sovrappeso od obesità.

Il BMI è anche un indice epidemiologico, con il suo aumentare si assiste infatti ad un aumento dei rischi di morbilità (di ammalarsi) e di mortalità, ma anche un suo valore troppo basso può creare problemi di salute.

La parola peeling viene dall’inglese to peel sbucciare, pelare. 

Il peeling chimico rappresenta una procedura medica utilizzata per migliorare specifiche condizioni cutanee attraverso la rimozione dello strato corneo superficiale.

L’obiettivo è quello di alterare fisiologicamente l’aspetto della cute attraverso la rigenerazione di nuova epidermide. E’ una tecnica molto efficace, abbastanza facile nella esecuzione, che rimuovendo le cellule epidermiche e favorendone il rinnovamento, può vantare una specifica azione di prevenzione e controllo, terapia e attenuazione di alcune patologie cutanee o di alcuni inestetismi, come le rughe fini e le macchie cutanee. Consente inoltre di preparare la cute a ricevere trattamenti topici di diverso genere che stimolino il metabolismo del derma. 

I peeling si classificano in superficiali, medi e profondi.

Questa classificazione viene fatta in base al livello di penetrazione. I peeling superficiali si fermano all’epidermide, mentre i medi interessano epidermide, derma papillare e reticolare superficiale. I peeling profondi arrivano fino al derma reticolare medio.

Per i peeling superficiali, gli acidi maggiormente utilizzati sono l’acido Tricloroacetico (TCA) al 10-20-30%, gli alfa-idrossiacidi, (ad esempio acido glicolico, lattico, mandelico) e i beta-idrossiacidi (ad esempio acido salicilico). Si esegue applicando sulla pelle una soluzione contenente uno o più agenti chimici (acido glicolico, acido silicilico, acido tricloroacetico – TCA), mediante l’utilizzo di un cotton fioc o con il guanto. La durata del trattamento è variabile (in genere pochi minuti) e dipende sia dalle caratteristiche della cute del paziente, sia dal dal prodotto utilizzato.

Alla fine della procedura viene applicata una crema lenitiva. Dopo il trattamento, il paziente non deve esporsi ai raggi solari e deve applicare la fotoprotezione. Il ciclo di trattamento prevede 3-4 sedute a intervalli di circa 15/20 giorni .

I tempi di recupero post intervento sono in genere molto rapidi nei peeling superficiali e medi e di facile gestione da parte dello stesso paziente con terapie domiciliari consigliate dal medico.

Il pH cutaneo indica il grado di acidità o alcalinità della pelle e ha la funzione di contrastare la proliferazione di microrganismi patogeni: un pH debolmente acido favorisce l’attività degli enzimi cutanei che garantiscono la sopravvivenza della microflora cutanea protettiva, fondamentale per la difesa dell’organismo.

Il valore di pH nella cute sana deve essere compreso tra 4.2 e 5.6 ed è determinato dalle sostanze presenti nel film idrolipidico tra cui gli acidi grassi che ne determinano l’acidità. Tale valore varia in base alla zona corporea ed è influenzato da diversi fattori che possono essere esogeni ed endogeni.

Tra i fattori endogeni i più importanti sono:

– il film idrolipidico: il pH varia in ciascun individuo a seconda dell’idrolisi dei lipidi cutanei in acidi grassi liberi;

– la sudorazione, e quindi i sali minerali, l’acido lattico, l’urea e l’ammonio disciolti in essa;

– la perdita d’acqua per perspiratio insensibilis;

– la secrezione sebacea.

Quest’ultima varia in base al sesso: l’uomo ha una produzione maggiore di sebo rispetto alla donna, per cui ha un pH più acido. Inoltre, il pH cutaneo nella donna varia in base alla fase del ciclo mestruale.

Il pH varia anche in base all’età anagrafica: la cute del bambino e dell’anziano ha un pH più vicino alla neutralità.

 Fattori esogeni:                                                                  

– Clima ambientale

– Inquinamento atmosferico

– Alimentazione

– Applicazione di farmaci topici

– Alcune patologie

– Cosmetici e detergenti utilizzati. Ad esempio, l’utilizzo di saponi a pH neutro, determinando un aumento del pH cutaneo, può favorire lo sviluppo di microrganismi patogeni e quindi di infezioni micotiche e batteriche.

I Radicali Liberi sono sostanze chimiche altamente reattive per la presenza di un elettrone in meno nelle orbite più esterne. L’elettrone assente, spinge le molecole, in cerca di stabilità chimica, a legarsi con altri radicali liberi o con elettroni di altre molecole vicine favorendo una reazione a catena. In condizioni di normalità, la produzione di radicali liberi viene bilanciata dagli antiossidanti presenti nell’organismo ma, quando tali radicali sono in eccesso, si crea lo stress ossidativo.

Queste molecole sono i maggiori responsabili dell’invecchiamento cutaneo: alterando la quantità di energia cellulare riducono lo scambio tra le membrane cellulari e l’ambiente extracellulare, distruggono fosfati, zuccheri, enzimi, proteine presenti in esse e arrivano persino a danneggiare il DNA cellulare.

È necessario quindi prevenire i danni da radicali liberi con un corretto stile di vita che preveda una sana alimentazione, un’attività fisica regolare, l’uso di protezione solare ed integratori alimentari specifici.

La Radiofrequenza non ablativa rappresenta una metodica moderna, sicura, efficace ed indolore per contrastare numerosi inestetismi di viso e corpo.

Il trattamento consiste nell’utilizzo di particolari strumenti medicali che veicolano onde elettromagnetiche sulla superficie cutanea determinando un incremento della temperatura dei tessuti trattati.

Il riscaldamento endogeno che ne deriva è responsabile degli effetti benefici di questo trattamento medico estetico.

Generalmente sono necessarie dieci sedute a cadenza settimanale per ottenere i miglioramenti estetici desiderati. Ogni singolo trattamento ha la durata di circa 15-20 min. e consente una immediata ripresa della vita di relazione.

Le indicazioni per il viso sono:

rilassamento cutaneo, cute seborroica, acne e over filler

Le indicazioni per il corpo sono:

rilassamento cutaneo, adiposità localizzate, cellulite e strie rubre.

L’inestetismo del volto più significativo e visibile, segno del passaggio dalla giovinezza alla senescenza, è rappresentato da quei solchi sulla cute che chiamiamo RUGHE.

Se dal punto di vista clinico la ruga rappresenta il marchio dell’invecchiamento, dal punto di vista istopatologico, invece, essa è una vera e propria lesione che viene prodotta a causa degli effetti sommatori del chronoaging e del photoaging.

Il CHRONOAGING, l’invecchiamento biologico, ossia quello che dipende dal passare del tempo, produce una serie di processi involutivi in tutti i distretti del corpo umano (quindi anche a livello cutaneo), determinando quel complesso evento biologico che è l’invecchiamento e che prosegue fino a determinare la morte del soggetto. Nel corso della vita, dunque, si ha una progressiva riduzione della capacità dei tessuti di rigenerarsi: si riduce la sintesi di DNA, i meccanismi di riparazione del DNA diventano meno efficienti, diminuiscono i fibroblasti, cellule deputate alla sintesi di collagene, di fibre elastiche e di glucosaminoglicani (tra cui l’acido ialuronico).

Tra i fattori ambientali responsabili dell’invecchiamento cutaneo, quello che ha maggior peso è l’esposizione ai raggi solari (UVA e UVB ma anche radiazioni visibili e infrarosse) che produce a livello del derma (lo strato profondo della cute) un autentico sovvertimento istologico che è alla base del photoaging.

I danni da foto-esposizione, accumulandosi, rendono la tramatura della cute, presente sin dalla nascita ma non visibile nel neonato w nel bambino, sempre più evidente.

Altri fattori estrinseci contribuiscono all’invecchiamento cutaneo:

il fumo di tabacco, l’inquinamento, l’alimentazione squilibrata, lo stress, le patologie croniche, gli incongrui trattamenti cosmetici che alterano la funzione barriera della cute, la mimica facciale (specie se molto vivace).

Negli anni, a causa del chronoaging e del photoaging, si accentuano anche le altre linee che caratterizzano la superficie cutanea e quelle del viso in particolare; il tessuto collagene ed elastico, perdendo la loro funzionalità, non sono più in grado di controbilanciare la forza di gravità; il pannicolo adiposo sottocutaneo perde il suo turgore e la massa muscolare si rilassa; la disgregazione della rete elastica fa si che si evidenzino le pieghe da lassità muscolo-cutanea.

Le rughe, quindi, conseguenza di un complesso processo degenerativo, non sono tutte uguali.

Esistono varie classificazioni delle rughe e tra queste quella di Kligman che distingue:

– le rughe lineari, anche dette rughe di espressione perché frutto della mimica facciale (perioculari, perilabiali, trasversali della fronte).

– le rughe glifiche, quelle che derivano dalla marcata accentuazione della tramatura della pelle e danno l’aspetto di “tessuto sgualcito” negli stadi più avanzati della vita (per esempio quelle delle guance).

– le Grinze, dette anche “pieghe da sonno”, che si evidenziano in seguito alla postura notturna e che, nel giovane scompaiono rapidamente mentre, col passare del tempo, tendono a diventare permanenti.

– le Pieghe naso-labiali che non sono rughe perchè sono determinate dall’incontro di masse muscolari a diverso orientamento ma che, quando i tessuti perdono la loro funzionalità, si evidenziano sotto la forza di gravità.

– le Increspature, quelle presenti sulla superficie delle braccia, delle cosce e dei fianchi, dovute alla retrazione della rete elastica e del collagene.

Le smagliature, conseguenti ad una debolezza delle fibre elastiche della pelle, compaiono soprattutto sull’ addome, sulle cosce, sulle mammelle, sui fianchi, sui glutei e sulle braccia.

Inizialmente, sono di colore rosso-violaceo e sono denominate striae rubrae. Il colore rosso-violaceo è dovuto alla trasparenza cutanea che fa intravedere l’iperemia causata dallo stato infiammatorio. Successivamente, nella fase chiamata cicatriziale, le striae assumono un colore bianco-madreperlaceo e vengono denominate striae albae.

La disposizione delle striae varia a secondo dei distretti corporei: sulle mammelle sono disposte a raggiera, verticale sull’addome ed obliqua sui glutei e interno cosce. 

Il Trucco semipermanente ( TSP ) consiste nell’introdurre attraverso aghi monouso sterili dei pigmenti certificati CEE nella zona intradermica e non nel DERMA. Motivo per cui nel Tatoo classico i pigmenti vengono intrappolati tra le fibre e il tatoo diventa permanente, nel TSP i pigmenti verranno inseriti tra le cellule ed il trucco risulterà duraturo ma non permanente. Motivo per cui, dopo circa due anni, è previsto un ritocco di colore. Quando si usano pigmenti di qualità il colore schiarisce ma non vira mai sul rosso o sul  viola-blu.

Il Tatuaggio può essere di natura ricostruttiva o prettamente estetica. Il tatuaggio di natura ricostruttiva consiste nella ricostruzione dell’areola mammaria rimossa in seguito a interventi e del capezzolo (con effetto 3D) o nella copertura di cicatrici, di smagliature o di zone ipocromiche anche di origine traumatica dove si va a pigmentare con un colore molto simile all’incarnato riuscendo a coprire l’inestetismo presente.

Il tatuaggio estetico (ma anch’esso potrebbe essere ricostruttivo) consiste nel tatuare l’arcata sopraccigliare( utilizzando tecniche scelte in base alla richiesta della cliente: graffiato, tribale, a pelo ordinato o disordinato) , labbra asimmetriche anche utilizzando la esclusiva tecnica del full lip , nel migliorare attraverso la rima palpebrale la forma dell’occhio ed infine con la particolare Tricopigmentazione si possono coprire le aree glabre del cuoio capelluto o della barba.

La seduta di trucco semipermanente, ha una durata complessiva di circa 2 ore e si divide in 3 fasi: 1) anamnesi del paziente e firma del consenso informato  2)  progettazione dove si disegna il lavoro  che, una volta approvato dalla paziente,  verrà immediatamente tatuato con relativa scelta del colore.

Il trattamento si esegue in due sedute a distanza di circa un mese una dall’altra.

A lavoro finito verrà applicata una pomata lenitiva post-trattamento con le indicazioni da seguire per una corretta guarigione dalla dermopigmentazione.

I limiti al tatuaggio sono correlati alle allergie del paziente, alle malattie emocoagulative o cardiovascolari, all’epatite, ai diabetici e per problemi di cicatrizzazione come   la formazione di cheloidi. Inoltre non si tatua né in gravidanza né in allattamento.

Le telegectasie sono un problema frequente nelle donne.

Le sedi più spesso interessate sono gli arti inferiori, seguite dal volto.

 Le cause sono molteplici:

–        Familiarità

–        Squilibri ormonali

–        Presenza di cellulite

–        Stile di vita (ad es: vita sedentaria, tipo di attività lavorativa)

Vengono, infatti, colpite in particolare le persone che stanno molte ore in piedi o vicino a fonte di calore.

Buone regole di prevenzione:

Adottare una dieta equilibrata, ricca di vitamine, fibre ecc.

Svolgere attività fisica (anche solo camminare 20 min al giorno)

Evitare tacchi alti e indumenti troppo aderenti

Indossare calze elastiche per chi sta molto in piedi

Cura dei capillari

Una diagnosi accurata è un passaggio imprescindibile. Una volta effettuata, si passa al trattamento vero e proprio. Tra le metodologie più sicure ed efficaci oggi troviamo la scleroterapia  e la laserterapia.

Curare i capillari con la scleroterapia

La tecnica più utilizzata agli arti inferiori, consiste nell’iniezioni di apposite sostanze che provocano irritazione e fibrosi del vaso rendendolo non più visibile. Possono essere necessari più trattamenti.

Curare i capillari con la laserterapia

I capillari possono essere trattati con l’ uso di una luce laser.

Entrambe le metodiche vengono eseguite in regime ambulatoriale. Dopo il trattamento si consiglia l’applicazione di creme.

Sarà compito del medico scegliere il trattamento più adeguato per il singolo paziente.

La tossina botulinica è una sostanza prodotta dal batterio Clostridium Botulinum. Per la sua buona tollerabilità e per il ridotto tasso di effetti collaterali è un farmaco utilizzato in medicina con effetti terapeutici in oltre 40 patologie. 

Il primo utilizzo del botulino in campo terapeutico ha avuto come indicazione il trattamento di alcune patologie oculari (strabismo, blefarospasmo), dei tic facciali, di alcuni tipi di cefalee, del torcicollo miogeno, dell’iperreflessia vescicale, di alcune forme di dolore cronico quali quello post-erpetico, ecc. 

In Medicina Estetica la tossina botulinica è un farmaco sicuro ed efficace che non solo attenua le rughe di espressione dovute alla contrazione dei muscoli responsabili della mimica facciale, ma previene anche la formazione di nuove rughe.

La durata dell’effetto è di circa  4-6 mesi; per mantenere il risultato è sufficiente ripetere il trattamento.

Le indicazioni in medicina estetica riguardano il trattamento delle rughe glabellari e perioculari.

Nei due terzi inferiori del viso i muscoli mimici sono molti e vicini fra loro e hanno una funzione motoria importante (ad es labbra, bocca, ecc.) che deve essere rispettata. I risultati sono meno evidenti e la possibilità di inestetismi e di complicanze è più alta. 

Prima di sottoporre il paziente al trattamento con il botulino, il medico dovrà accertarsi del suo stato di salute e dell’assenza di alcune patologie che ne controindicano l’uso:

patologie muscolari, neurologiche, l’assunzione di antibiotici di tipo aminoglicosidico, pregresso intervento chirurgico (es. blefaroplastica, lifting, ecc., allergia o intolleranza all’albumina, gravidanza o allattamento. 

Dopo aver valutato la mimica del paziente si effettuano delle microinezioni su specifici  punti  individuati. Il trattamento è in genere ben tollerato e il paziente può percepire solo un lieve e transitorio bruciore durante l’iniezione. Dopo il trattamento si può presentare un leggero gonfiore e rossore di rapida risoluzione (poche ore), più di rado compaiono piccole ecchimosi. Se viene trattata tutta la regione frontale, può manifestarsi per qualche giorno un lieve senso di pesantezza.

Nelle prime ore dopo il trattamento bisogna astenersi dall’attività sportiva, evitare la posizione distesa e  manipolazioni nella zona trattata.

La tossina botulinica inizierà a fare effetto dopo 2-3 giorni dal trattamento e il risultato definitivo si avrà in circa 15 giorni; l’effetto svanirà gradualmente nel giro di alcuni mesi, con un recupero totale della funzionalità muscolare ma con una più lenta ricomparsa delle rughe. Il miglioramento delle rughe d’espressione può diventare permanente se vengono effettuati con regolarità dei trattamenti di richiamo, che andranno comunque eseguiti solo dopo la completa ripresa della funzionalità muscolare.

In genere le complicanze legate all’impiego del botulino nel campo estetico sono locali, molto rare e sempre reversibili nel giro di qualche settimana. Si può avere in soggetti predisposti una reazione allergica per la presenza di albumina, presente nel botulino iniettabile.

Un’altra complicanza completamente reversibile può essere dovuta all’azione del farmaco su un muscolo confinante a quello trattato: ciò può accadere per un errore tecnico di iniezione o, più spesso, perché la zona trattata è stata sottoposta a manipolazione o pressione.

Per il trattamento delle patologie e dei disturbi che hanno a che fare con la caduta dei capelli, il primo passo da compiere consiste nel sottoporsi a una visita tricologica.

La visita tricologica

La visita tricologica è finalizzata alla diagnosi delle patologie dei capelli e del cuoio capelluto e alla loro cura con terapie mediche supportate anche da soluzioni iniettabili e trattamenti di ultima generazione.

La prima parte della visita consiste nella raccolta di notizie anamnestiche, quindi di tutte le informazioni riguardanti il paziente e la sua famiglia che possono essere utili dal punto di vista tricologico e un confronto diretto con il paziente in merito alle varie complicazioni che accompagnano la problematica (prurito, tricodinia etc.), per comprendere la natura, la storia e avere un primo inquadramento della patologia. 

La fase successiva della visita comprende l’esame obiettivo locale del cuoio capelluto e l’esame strumentale in videodermatoscopia con microcamera ad alta risoluzione, un esame rapido e non invasivo che permette di analizzare la salute del cuoio capelluto in pazienti che presentano problemi di calvizie, alopecia o di altra natura. L’esame permette di valutare vari aspetti del capello: il diametro, la densità follicolare, lo spessore della fibra etc.

La visita di conclude con una prescrizione farmacologica e se necessario vengono richiesti ulteriori accertamenti (analisi del sangue, consulto specialistico etc.).

La visita di controllo serve invece a valutare la situazione clinica del paziente dopo il periodo di terapia prescritto dal medico e a impostare la fase successiva di cura.

Si possono eseguire anche diversi trattamenti:

Biostimolazioni del cuoio capelluto

Haircare è una soluzione iniettabile di acido ialuronico e vitamine indicata nel trattamento e nell’attenuazione dei sintomi legati ai vari problemi del cuoio capelluto.
E’ consigliato nei casi di disidratazione e caduta dei capelli di qualsiasi origine, capelli fragili, presenza di forfora.
Il trattamento e’ indicato sia per gli uomini che per le donne.
Dopo il trattamento sono molteplici i risultati visibili. Il cuoio capelluto e’ idratato in profondità e la forfora risulta eliminata a lungo, il follicolo capillifero viene ristrutturato e fortificato rallentando notevolmente la caduta dei capelli, che riacquistano così morbidezza, corposità e lucentezza.

Carbossiterapia

È una terapia sicura e priva di tossicità, e consiste nella somministrazione sottocutanea di anidride carbonica medicale, tramite microinezioni localizzate con aghi sottilissimi.

L’anidride carbonica viene controllata direttamente dall’apparecchiatura che attraverso programmi personalizzati e standardizzati eroga il flusso del gas garantendone purezza e sterilità.

Azione sul cuoio capelluto: l’azione trofica sui tessuti del cuoio capelluto si riflette sullo sviluppo degli annessi cutanei. 

Aumenta il ritmo e la qualità della ricrescita di crescita dei capelli e nello stesso tempo vengono parzialmente inibiti i fenomeni di apoptosi che comportano la caduta prematura dei capelli. 
Anche la fisiologia delle ghiandole sebacee mostra una significativa risposta nella normalizzazione della quantità e qualità del sebo prodotto e nella risoluzione dei fenomeni di dermatite seborroica e psoriasi.

PRP (Plasma Arricchito di Piastrine) 

È una fonte di fattori di crescita che sostengono la crescita di vari tessuti. Numerosi studi hanno evidenziato che anche a livello del bulbo pilifero sono presenti cellule staminali dotate di recettori per i fattori di crescita Il Prp è un’ottima fonte di fattori di crescita, si è pensato quindi di utilizzarlo per stimolare queste staminali.
Si ottiene concentrando le piastrine autologhe (cioè del paziente stesso) e derivando da esse i fattori di crescita piastrinici (PDGF: Platelet Derived Growth Factors).

Importante la valutazione della conta piastrinica del paziente prima di eseguire il trattamento.

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