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Giovedì, 23 Giugno 2016 11:17

Ruolo della Perossidazione Lipidica nel danno cutaneo e cardiaco

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I radicali liberi, composti chimici molto instabili e fortemente reattivi, pur se indispensabili nel mantenere il corretto funzionamento cellulare,  regolandone i meccanismi propri dell’omeostasi, se, per vari motivi, prodotti in abbondanza possono rappresentare un seria minaccia per l’integrità della cellula stessa.

L’azione negativa dei radicali liberi si esplica, fondamentalmente, su tre componenti della cellula: i lipidi, le proteine, il DNA.

I lipidi rappresentano una classe eterogenea di composti organici, insolubili in acqua. I fosfolipidi facenti parte della struttura della membrana cellulare possono, mediante vari meccanismi, essere degradati. Tra i meccanismi noti riveste particolare importanza la degradazione ossidativa, nota come perossidazione ossidativa.

Tale reazione chimica, appunto di tipo ossidativo, è scatenata da particolari radicali liberi che contengono ossigeno molecolare, noti come ROS. I radicali liberi in presenza di ossigeno, reagiscono con i doppi legami dei lipidi di membrana generando dei perossidi lipidici  che, essendo reattivi, si propagano a cascata determinando un danno esteso alle membrane cellulari.

Il fenomeno della perossidazione lipidica ha assunto una rilevanza particolare in quanto è il risultato di numerosi processi fisiopatologici, che interessano sia la membrana plasmatica che le membrane degli organelli intracellulari, nei quali sono coivolti, direttamente o indirettamente, i radicali dell’ossigeno, il quale O2 rappresenta un paradosso biologico perchè, pur essendo indispensabile per la vita, in questo contesto costituisce un “tossico” potenziale.

Molti composti intermedi che si originano nel corso della perossidazione ossidativa sono quasi del tutto assenti in condizioni fisiologiche. Ne consegue che la loro determinazione analitica, intanto certifica la degradazione lipidica, mentre in varie condizioni patologiche può essere considerata come un indice biochimico di danno cellulare. Tra i composti intermedi , la malonil-dialdeide (MDA), i dieni coniugati, gli idroperossidi, sono i più utilizzati come “markers” di danno perossidativo.

Ad esempio, concentrazioni elevate di MDA si riscontrano in condizioni quali l’ischemia cardiaca, oppure alte concentrazioni di idroperossidi si rilevano nelle condizioni di precoce invecchiamento cutaneo.

Le LDL (Lipoproteine a bassa densità), comunemente conosciute come colesterolo cattivo, dal momento in cui subiscono il processo di ossidazione assumono un ruolo molto importante nella patogenesi e nello sviluppo dell’aterosclerosi, in quanto promuovono l’accumulo di monociti nella parete vascolare dei vasi favorendo la formazione delle “cellule schiumose”, dalle quali prende origine la formazione della placca ateroscelrotica.

 

                        

 

 La stretta relazione esistente tra precoce invecchiamento, sia generale che cutaneo, e danno ossidativo da radicali liberi dell’ossigeno, è insita nel fatto che gli acidi grassi polinsaturi, che rappresentano la principale componente dello strato corneo dell’epidermide, risultano essere particolarmente suscettibili all’attacco dei radicali stessi, dimostrando una particolare labilità nel cedere all’ossigeno un atomo di idrogeno, divenendo a loro volta radicali liberi. Subiscono, cioè, una progressiva destrutturazione (la perossidazione lipidica induce produzione di radicali PUFA, i quali, in presenza di O2, conducono a formazione di perossi-radicali lipidici che a loro volta, per estrazione di un idrogeno, diventano idroperossidi insaturi più un radicale libero che può propagare una reazione a catena) sino a determinare la possibile morte della cellula stessa. 

 

   

 

 Gli acidi grassi polinsaturi (Acido linoleico e Acido Alfa Linolenico, conosciuto anche come ALA), sono detti essenziali, poichè non potendo essere sintetizzati dall’organismo devono, obbligatoriamente, essere introdotti con la dieta. Una volta assunti con la dieta, mediante un processo enzimatico, vengono convertiti in altri acidi grassi polinsaturi. In particolare l’AcidoLinoleico è il capostipite dei cosiddetti OMEGA 6, mentre a partire dall’Acido Alfa Linolenico si ottengono gli analoghi della serie OMEGA 3.

 

È importante, al fine di una trattazione prettamente clinica, ricordare come esiste una competizione biologica tra la serie 6 e la serie 3, che se squilibrata può arrecare danni all’organismo, e più nello specifico alla cute, per cui deve essere rispettato il rapporto omega 6/omega 3 pari a circa 10:1. 

 

Luigi Pasquino M.D..

Specialista in Medicina Aeronautica e Spaziale - Cardiologo - Medico Estetico

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